Terapia complementare enzimatica

Autentica rivoluzione del nuovo millennio, la Terapia Complementare  Enzimatica (TCE) è stata definita “nuovo paradigma di ogni strategia medica”, per costanza di efficacia nelle patologie più svariate. Il presupposto va identificato nell’osservazione che tutte le reazioni biochimiche intracellulari sono catalizzate da enzimi (la specie umana ne possiede poco più di 5.000, ovviamente replicati a miliardi nei miliardi di cellule che compongono l’organismo) e che, qualora fattori esterni (tossine, metalli pesanti, attacco virale, trasformazione tumorale) ne modifichino struttura e funzione, siamo di fronte ad “enzimopatie secondarie”, base unificante tutte le patologie a cui la Medicina ha dato migliaia di nomi diversi. Agire su enzimi alterati è possibile, utilizzando il loro “linguaggio”: substrati ottenuti per conversione sequenziale a partire da amido di mais biologico, cui è stato dato il nome di “Integratori Alimentari Biodinamici” (IAB), oggi utilizzati, in combinazioni diverse, in centinaia di protocolli, validati da costante ricerca scientifica coinvolgente Università italiane ed estere. Gli IAB agiscono a livello mitocondriale, recuperando la capacità di utilizzo metabolico dell’ossigeno nella produzione di energia metabolica, che nelle malattie risulta compromessa, determinando “acidosi” (una diminuzione di elettroni circolanti: la Vita stessa può essere considerata un incessante flusso elettronico che dal Sole viene convertito in zuccheri dalla fotosintesi clorofilliana e, attraverso le catene alimentari, ad ogni organismo vivente nel nostro pianeta). Gli ambiti di utilizzo sono i più vari: dai tumori alle malattie degenerative e mielodegenerative, dalle infezioni virali alla patologia aterosclerotica, dal trattamento delle cefalee alla fibromialgia. Tutte patologie accomunate dall’essere variamente riconducibili al concetto di enzimopatie secondarie.

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