Patologie prostatiche

I maschi dopo i 60 anni, ma spesso anche molto prima, lamentano disturbi della minzione riconducibili a patologie prostatiche, dalle semplici infiammazioni (prostatiti) all’ingrossamento benigno della prostata (Iperplasia o Ipertrofia prostatica), fino al tumore maligno a carico di questa ghiandola, la patologia oncologica più frequente nel sesso maschile. Nelle prostatiti i disturbi accusati sono bruciore e dolore durante la minzione, che aumenta di frequenza sia di giorno che di notte, spesso con  febbre alta, brividi e presenza di sangue nelle urine. La terapia delle prostatiti utilizza antibiotici e antinfiammatori, ed è normalmente risolutiva in tempi brevi. Nell’iperplasia prostatica benigna (IPB), invece, il paziente lamenta aumento di frequenza minzionale, di notte e di giorno, con getto faticoso e debole, non immediato anche quando lo stimolo è impellente. La terapia della IPB è con farmaci o integratori che facilitano la riduzione del volume prostatico; solo in casi non responsivi si arriva alla chirurgia, molto meno invasiva che un tempo in quanto effettuabile  per via naturale endoscopica, evitando la chirurgia a “cielo aperto”, cioè con incisione chirurgica, più dolorosa, più lunga nei tempi di degenza e con possibilità di rischi embolici. Il tumore prostatico, viceversa, non comporta inizialmente disturbi nella minzione, per cui solo uno screening urologico adeguato, consigliabile annualmente dai cinquant’anni d’età, consente una precoce e chirurgia radicale, con guarigioni nella quasi totalità dei casi se il tumore è localizzato. Recenti studi italiani (Università di Roma-Tor Vergata) hanno aperto a nuove strategie di trattamento complementare enzimatico con risultati importanti.

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